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Una storia particolare…


Francesco Casnati

– si può essere letterati, anche se ragionieri –

 

Uscire dall’istruzione tecnica per affermarsi nel campo della letteratura, è un percorso compiuto da diversi grossi nomi: basti pensare a Salvatore Quasimodo. E’ quanto toccò a Francesco Casnati che sembrò rivivere in sé la condizione di Italo Svevo.

Nato infatti nella Mittel Europa, in Ungheria, nel 1892 da madre boema, passa l’adolescenza a Vienna, poi, per dare un ordine economico alla propria vita, si avvia agli studi commerciali.

Esce ragioniere dal Caio Plinio nel 1912 e svolge la sua attività amministrativa presso un’industria tessile comasca. Ma la sua passione era per il mondo del giornalismo e della letteratura: vi entra con entusiasmo e come autodidatta. Casnati ha nel Tedesco la propria lingua materna, acquista una solida conoscenza del Francese e da solo affronta più tardi lo studio del Latino. Da giovane aveva collaborato a piccole riviste locali: maturo, lavora al “Corriere della Sera”, a periodici letterari; cura pubblicazioni, facendo conoscere alla cultura italiana opere straniere di valore.

Fu prodigo di contributi al quotidiano comasco “L’Ordine”: acuti e provocanti i suoi stelloncini “Controcorrente”.

La Natura (come al grande ed amato Leopardi), attraverso una febbre infantile gli aveva deformato il fisico, ma lo aveva ripagato con doti morali ed intellettuali. Indipendente, coerente, Casnati fu critico particolarmente temuto anche da importanti personalità, non per un preconcetto gusto polemico, ma per la sua rigorosa onestà intellettuale.

La lucidità con i quali penetrò i fatti letterari fu parte dell’eredità metodologica ricevuta dal Caio Plinio. La sua scrittura minuta, regolare, che sembrava stendersi su invisibili linee guida, tradiva l’abitudine di uno che si era occupato dell’ordine razionale e grafico della partita doppia.

Ricco di logica e di sentimento, Casnati fu dal 1946 assistente e quindi lettore all’Università Cattolica di Milano; conseguita la libera docenza in Letteratura italiana moderna e contemporanea, insegnò nello stesso Ateneo fino al 1962.

Afflitto ultimamente dalla sordità, ma sempre padrone della sua intelligenza, “Franz” si spense a Como il 24 giugno 1970.